BPCO, broncopneumopatia cronica ostruttiva: le principali cause

Cause della BPCO - prendiamo fiato

La BPCO è una malattia dell’apparato respiratorio, agli esordi spesso asintomatica ma progressivamente responsabile di disturbi più gravi. Fra questi vi sono: dispnea (percepibile difficoltà a respirare, fame d’aria anche a seguito di sforzi leggeri) tosse con abbondante catarro o espettorato, stanchezza e spossatezza, disturbi del sonno.

Il principale è l’abitudine al fumo, o tabagismo, attivo o anche passivo. Comune è poi l’insorgenza della BPCO in seguito all’esposizione prolungata – ad esempio in ambito professionale – a severo inquinamento atmosferico, polveri irritanti e sostanze tossiche inalabili. Un caso particolare, infine, è quello del deficit di alfa-1-antitripsina che è responsabile di enfisema polmonare in parte simile a quello presente nella BPCO. Si tratta del fattore di rischio ereditario meglio documentato: questa proteina ha effetti antiossidanti nei confronti delle sostanze esterne irritanti, e protegge dunque i polmoni. In presenza di enfisema gli alveoli non funzionano più come “di norma” e il sangue non si ossigena in maniera adeguata.

Sostanzialmente comune a tutti i casi (eccetto la predisposizione, fattore genetico e dunque non eliminabile) è l’esposizione nel tempo a sostanze irritanti di vario tipo: fumo di sigaretta, pipa e ogni tipo di tabacco; sostanze professionali irritanti, inquinamento indoor e ambientale (quest’ultimo, estremamente comune in alcune aree del mondo, fra cui appunto l’Occidente).

È bene conoscerne le cause e i fattori scatenanti: non è possibile guarire la patologia, ma rimane possibile attenuarne le manifestazioni e, soprattutto, prevenirla. Anzitutto è fondamentale, per la prevenzione della BPCO, smettere di fumare. Il fumo infatti è una sostanza altamente irritante per le mucose, e causa l’infiammazione cronica a livello dei polmoni.

Estremamente utile è poi ridurre l’esposizione all’inquinamento e alle sostanze inquinanti e irritanti (utilizzando, per esempio, mascherine nelle situazioni a più alto rischio). Fondamentale rimane poi aerare gli ambienti di lavoro, o domestici: procedere dunque con un’adeguata umidificazione e con un costante ricambio d’aria, anche aprendo le finestre.

A cura della redazione

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