BPCO: dal sospetto alla diagnosi

Diagnosi della BPCO

Per diagnosticare la BPCO in un paziente che mostra uno o più sintomi riconducibili a questa patologia, è opportuno seguire un preciso iter.

La diagnosi di BPCO, infatti, si basa su diversi elementi: anamnesi, diagnosi clinica, familiarità per BPCO, indagini strumentali come la spirometria con test di bronco-reversibilità. Di seguito, ulteriori dettagli potranno delucidare, in maniera chiara e semplice, la strada da seguire per ottenere una corretta diagnosi di BPCO. 

Diagnosi per BPCO: l’anamnesi 

Una dettagliata anamnesi è necessaria per valutare, in maniera precisa, un’eventuale storia di esposizione a fattori di rischio.

Gli elementi che possono far sospettare la BPCO sono:

  • fumo di tabacco: principale causa di BPCO 
  • dispnea: progressiva nel tempo, peggiora solitamente con lo sforzo ed è persistente 
  • tosse cronica: può essere intermittente e non produttiva, ma solitamente è cronica e produttiva  
  • espettorato cronico: qualsiasi tipo di espettorazione cronica può indicare la presenza di BPCO 
  • bronchiti ricorrenti 
  • storia di esposizione ai fattori di rischio: fattori legati all’ospite, fumo di tabacco, fumo proveniente da biocombustibili per cucinare e riscaldare, polveri, vapori, fumi, gas e altri agenti chimici professionali 
  • familiarità per BPCO e/o fattori legati all’infanzia come, ad esempio, basso peso alla nascita, oppure, varie infezioni respiratorie durante l’infanzia 
  • fattori secondari: età, sesso, status socioeconomico, presenza di infezioni respiratorie, di asma o bronchite cronica. 

In cosa consiste la diagnosi clinica 

La diagnosi clinica si basa sull’individuazione della triade sintomatologica della BPCO: dispnea, tosse cronica ed espettorazione, associate alla presenza di fattori di rischio precedentemente elencati.

La diagnosi viene fatta in base alla presenza di un’ostruzione bronchiale che non migliori con i broncodilatatori (non reversibile).  

Un paziente affetto da BPCO può manifestare il respiro caratteristico a labbra socchiuse, al fine di creare una pressione intrinseca per evitare il collasso delle vie aeree periferiche (danneggiate e meno rigide) durante l’espirazione. La presenza di anamnesi e sintomi rendono più probabile la diagnosi di BPCO in un soggetto adulto-anziano.  

Le indagini strumentali: la spirometria per BPCO 

Il sospetto clinico è di fondamentale importanza ma la presenza di un’ostruzione non reversibile alla spirometria è un elemento necessario per la diagnosi di BPCO.  

La spirometria è un esame non invasivo e facilmente disponibile, che può stabilire la presenza di limitazione del flusso aereo: un dato essenziale da conoscere per poter diagnosticare e classificare la BPCO. 

Nello specifico, la spirometria misura

  • il volume di aria espirata forzatamente a partire da un’inspirazione massimale (capacità vitale forzata, CVF) 
  • il volume d’aria espirata forzatamenteo durante il primo secondo (volume espiratorio massimo nel primo secondo, VEMS o FEV-1) 

Il rapporto tra queste due misure (VEMS/CVF) viene definito indice di Tiffeneau

Un rapporto pari o inferiore al 70% indica un quadro clinico ostruttivo. In presenza di un primo riscontro di ostruzione è necessario, per la diagnosi di BPCO, eseguire la spirometria dopo l’inalazione di un broncodilatatore (es. salbutamolo):

  • Se il VEMS dopo broncodilatazione è sovrapponibile al precedente l’ostruzione non è reversibile 
  • Se il VEMS è incrementato di almeno 200 ml e del 12% l’ostruzione è reversibile ed è indicativa di asma 
  • Se il VEMS è incrementato di almeno 200 ml oppure del 12% l’ostruzione è parzialmente reversibile e il quadro va inserito nel contesto clinico del paziente. 

Altre indagini strumentali dopo aver diagnosticato la BPCO 

Dopo aver diagnosticato la BPCO, il test del transfer del CO (DlCO) è un esame utile per valutare l’efficacia degli scambi dei gas a livello polmonare. Un valore di DLCO ridotto nel paziente BPCO può suggerire una compromissione degli scambi di ossigeno e anidride carbonica e necessita di monitoraggio nel tempo.  

La radiografia ci consente di sospettare i segni di enfisema polmonare e di bronchite cronica. 
La Tomografia Computerizzata del torace ad alta risoluzione permette di vedere chiaramente la presenza di segni di enfisema.  

BPCO: la diagnosi differenziale 

Operare una diagnosi differenziale è importante per non confondere la BPCO con altre possibili cause di dispnea come, ad esempio, l’insufficienza cardiaca, l’embolia polmonare, la polmonite o lo pneumotorace. 

Abbiamo parlato di tre sintomi cardine della BPCO: la tosse, l’espettorato e la dispnea. Vi sono, tuttavia, tantissime condizioni che si presentano insieme a questi sintomi, pur facilmente distinguibili dalla BPCO.

In primo luogo, l’asma bronchiale in fase attiva con presenza di air trapping: anche l’asma può avere questo tipo di presentazione ma, a differenza della BPCO, l’ostruzione nell’asma è completamente reversibile dopo l’utilizzo di broncodilatatori. Differentemente dall’asma, la BPCO insorge soltanto in età adulta ed è improbabile nei pazienti giovani, poiché il suo sviluppo prevede una lenta e duratura esposizione ai fattori di rischio. 

Un’altra condizione da tenere in considerazione è lo scompenso cardiaco: anche qui avremo manifestazioni di dispnea e tosse, ma emergerà, sempre più distintamente, un paziente cardiopatico e le prove di funzionalità respiratoria potrebbero essere normali. L’imaging radiologico e il quadro clinico, oltre ad esami mirati cardiologici, come l’ecocardiogramma, permettono di inquadrare correttamente il paziente.  

Cosa fare in caso di diagnosi BPCO 

pazienti affetti da BPCO sono a maggior rischio di sviluppare altre malattie, ad esempio malattie cardiovascolari, osteoporosi, diabete, tumore polmonare e bronchiectasie che, a loro volta, incrementano notevolmente il rischio di ospedalizzazioni o di morte.

Dunque, una volta diagnosticata la BPCO è necessario comprendere come intervenire tempestivamente e nello specifico.

Gli obiettivi della valutazione della BPCO sono:  

  • determinare il livello di limitazione al flusso aereo 
  • valutare l’impatto della malattia sullo stato di salute del paziente  
  • valutare il rischio di aggravamenti futuri (come riacutizzazioni, ricoveri ospedalieri o morte) 

Queste valutazioni sono necessarie per impostare una corretta terapia al fine di ridurre le riacutizzazioni e la mortalità per BPCO.  

A cura della redazione

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