BPCO e Covid, come è andata?

BPCO e Covid - le terapie

Per i pazienti affetti da BPCO (BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva) il periodo della attuale pandemia è stato particolarmente duro, dal momento che oltre alla preoccupazione di poter contrarre la malattia e al disagio sociale dovuto al necessario isolamento, hanno dovuto affrontare un cambiamento talvolta importante nella gestione della malattia dal punto di vista dei controlli e della terapia.

Le normali visite di controllo, infatti, sono state interrotte o ridotte, non è stato possibile per lungo tempo effettuare la spirometria e quindi monitorare l’eventuale peggioramento della funzionalità respiratoria né effettuare la fisiochinesiterapia respiratoria, o un programma di esercizi fisici riconosciuti questi ultimi dalle linee guida come necessari e utili trattamenti non farmacologici della malattia.

Non è ancora chiaro se l’essere affetti da BPCO sia un fattore che predispone all’infezione da Coronavirus 2 da sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV-2); è noto, in ogni caso, che i pazienti affetti da BPCO siano a rischio di una forma più grave della malattia: i pazienti con BPCO sono a più alto rischio di ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva e mortalità.

Per quanto riguarda la terapia del paziente affetto da BPCO dobbiamo considerare:

  • la terapia di base
  • la terapia di riacutizzazione
  • la terapia della malattia da Coronavirus 2019 (Covid-19)

La terapia di base per la BPCO in caso di Covid-19

Nel caso della terapia di base l’indicazione è quella di proseguire con l’abituale terapia inalatoria, sia essa solo broncodilatatrice, sia essa di associazione broncodilatatrice/steroidea; non vi sono infatti solide evidenze che la terapia steroidea inalatoria possa portare a una maggiore suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 o a una maggior gravità del Covid-19. Al contrario, alcune evidenze indicano un effetto protettivo degli steroidi inalatori.

Nella gamma di device per la terapia inalatoria vengono raccomandati tutti quei device che non portano alla dispersione di particelle nell’aria; l’aerosol terapia non è quindi indicata, se non nei casi dove sia insostituibile, da svariate linee guida di società scientifiche.
D’altra parte, altre società scientifiche negano un rischio extra con l’aerosolterapia. Esse sottolineano che gli aerosol medicali prodotti da nebulizzatori, come quelli contenenti broncodilatatori, mucolitici, agenti antinfiammatori, antibiotici ecc. non contengano agenti patogeni a meno che i nebulizzatori non siano contaminati da pazienti o da personale sanitario.
Gli aerosol medicali generati dai nebulizzatori derivano da una fonte che non è il paziente (bensì il fluido nell’ampolla del nebulizzatore) e non hanno dimostrato di trasportare particelle virali derivate dal paziente. Le preoccupazioni che l’aerosol medicale venga contaminato nei polmoni prima dell’espirazione non sono supportati da prove. Cioè non vi sono dati a sostegno del fatto che la nebulizzazione incrementi la carica virale emessa dal paziente. Quando una goccia nell’aerosol si fonde con un muco contaminato, cesserà di essere dispersa nell’aria e quindi non farà più parte di un aerosol. I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMSS), l’Agenzia europea per i medicinali (European Medicines Agency, EMA), la Food and Drug Administration (FDA) statunitense, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (European Centre for Disease Prevention and Control, ECDC) non considerano l’aerosolterapia come una accertata modalità di facilitazione di diffusione di SARS-Cov-2.

Rimane il fatto che il paziente affetto da BPCO, soprattutto grave con scarsa capacità inspiratoria, o un paziente affetto da iniziale demenza, deve poter usare device semplici, che richiedano un basso flusso inspiratorio per rilasciare il farmaco, o che siano facili da assumere e forniscano al paziente o al caregiver un feedback immediato che permetta di capire se il farmaco è stato assunto correttamente.

La terapia delle riacutizziazioni per la BPCO in caso di Covid-19

La terapia delle riacutizzazioni della BPCO è solitamente costituita dall’antibiotico dove necessario, dal cortisone per via sistemica, quindi di solito per os e dalla aerosol terapia somministrata più volte al giorno.

A titolo di premessa si deve tener presente che la persona con sospetta o accertata infezione Covid-19 deve stare lontana dagli altri familiari, se possibile, in una stanza singola e frequentemente ben ventilata. Chi assiste il malato deve indossare una mascherina FFP2 accuratamente posizionata sul viso quando si trova nella stessa stanza. Le mani vanno spesso accuratamente lavate con acqua e sapone, ecc.
Tali misure preventive si devono certamente mettere in atto allorquando si eseguano sedute di aerosolterapia per nebulizzazione. Ma le stesse misure di prevenzione devono essere attuate anche quando il paziente non esegue sedute di aerosolterapia per nebulizzazione.

Non cambia la restante terapia delle riacutizzazioni, non essendoci anche in questo caso evidenza che la terapia antibiotica o steroidea sistemica possano favorire la suscettibilità all’infezione da SARS-Cov-2 o aggravare il Covid-19 e comunque in ogni caso rimane prioritario il trattamento della riacutizzazione in un paziente che è a rischio, come è stato già detto, di contrarre un Covid-19 in forma più grave rispetto a chi non è affetto da BPCO.

Ecco quindi che le linee guida raccomandano il trattamento del Covid-19 con i farmaci che sono necessari: steroidi, antivirali, anticorpi monoclonali, eventuale terapia antibiotica, eparine a basso peso molecolare, adeguato supporto con ossigeno (per le forme gravi che richiedono il ricovero), continuando quando è possibile con la terapia inalatoria per la BPCO.

Dott.ssa Laura Mancino – Pneumologa

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