Bronchite asmatica nell’adulto: sintomi e cure

Bronchite asmatica adulto sintomi e cure

La bronchite asmatica o più frequentemente definita “asmatiforme” rappresenta una particolare forma di bronchite acuta, quindi di infiammazione a carico dei bronchi, senza evidenza di polmonite, che si manifesta con elementi riconducibili all’asma bronchiale quali sibili respiratori e dispnea che accompagnano la tosse. Sia i sibili che i ronchi sono in genere i reperti toracici più comuni udibili durante la visita medica.
Sebbene i test di funzionalità polmonare non siano indicati nella comune pratica clinica, il broncospasmo, laddove ricercato, può essere oggettivato dalla riduzione del valore del volume espiratorio forzato al primo secondo (FEV1) e l’iperreattività bronchiale può essere dimostrata con il test di provocazione bronchiale (alla metacolina).

Una storia clinica di ripetuti episodi di sibili respiratori, tosse e fiato corto è sospetta piuttosto per diagnosi di asma bronchiale, in particolare quando questo corteo di sintomi respiratori si manifesta a seguito di stimoli quali esposizione ad allergeni o sostanze irritanti, esercizio o infezioni virali.

Per i soggetti che si presentano con il loro primo episodio di asma, potrebbe essere difficile formulare questa diagnosi e distinguerla facilmente da un quadro di “bronchite acuta”. In uno studio, ad esempio, è stata confermata la diagnosi di asma per il 65% di pazienti con due o più episodi di bronchite acuta in un arco di tempo di 5 anni.

È tuttavia doverosa la distinzione della bronchite “asmatiforme” dalla semplice bronchite acuta. La bronchite acuta definita infatti come una comune condizione clinica caratterizzata dall’insorgenza acuta ma persistente di tosse, che tipicamente si autolimita, risolvendosi nell’arco di una-tre settimane e i cui sintomi sono il risultato di una infiammazione del tratto respiratorio inferiore e nella maggior parte dei casi dovuta a infezioni di origina virale.
In questo contesto si considera assente una sottostante malattia polmonare cronica ostruttiva (BPCO).

La bronchite acuta costituisce una delle più comuni condizioni che si incontrano nella pratica clinica. L’incidenza delle bronchiti acute è maggiore nel tardo autunno e inverno in coincidenza proprio col picco di trasmissione dei virus respiratori.
Infatti i virus rappresentano i più comuni microrganismi identificati come causa della bronchite acuta (approssimativamente si considerano origine della bronchite acuta nel 60% dei casi in cui un patogeno è identificato). Tra i più frequenti virus ricordiamo: influenzavirus A e B, virus parainfluenzali, Coronavirus tipo 1 e 3, rhinovirus, virus respiratorio sinciziale e metapneumovirus umano.

I batteri sono causa rara di bronchite acuta, costituendo meno del 10% dei casi, tra i quali più comunemente si riconosce Bordetella pertussis, Mycoplasma pneumoniae e Chlamydia pneumoniae.
In considerazione dell’emergere della nuova pandemia da COVID-19, è ad oggi raccomandato eseguire anche il test di ricerca di SARS-CoV-2, essendo anche questo virus responsabile di sintomatologia respiratoria delle vie aeree.

Per una corretta definizione diagnostica e terapeutica, saranno raccolti dati anamnestici e clinici. A seconda degli elementi emersi dalla visita medica, ci si orienterà su una causa virale, la prevalente, piuttosto che batterica e si formulerà l’iter terapeutico più appropriato.

Altra condizione è poi la cosiddetta bronchite cronica, considerata sottotipo della BPCO e che è definita come presenza di tosse della durata di almeno tre mesi per due anni consecutivi. I sintomi di bronchite acuta che compaiono in pazienti affetti da BPCO vengono tipicamente considerati nel contesto di un episodio di riacutizzazione della patologia cronica e come tale prevedono trattamento appropriato. 

Nelle forme di bronchite batterica in pazienti affetti da BPCO, quindi da intendersi meglio come quadri di esacerbazione della malattia sottostante, potremmo più facilmente ritrovare come causa Streptococcus pneumoniae, Sthaohylococcus aureus, Haemophilus influenzae e Moraxella catarrhalis.

I fattori che sono stati descritti significativamente associati all’aumentato rischio di riferite bronchiti croniche sono l’età avanzata, il minor grado di istruzione, il fumo attivo, l’esposizione professionale a fumi, la riferita diagnosi di asma bronchiale o il tumore al polmone e infine, la familiarità per patologie croniche polmonari. 

I sintomi della bronchite cronica sembrano scomparire dopo la cessazione del fumo pertanto questo suggerisce che l’identificazione di programmi di intervento volti alla disassuefazione dal fumo di sigaretta potrebbero avere un potenziale beneficio. 

Dott.ssa Annalisa Frizzelli
Specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio in servizio come libero professionista U.O. Clinica Pneumologica Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma

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