Fumo di tabacco: quali complicanze respiratorie?

Fumo di tabacco - quali conseguenze

Già tra il 1962 e il 1964 nel Regno Unito e negli USA furono diffuse le prime raccomandazioni per allertare il pubblico circa la pericolosità del fumo di sigaretta da parte del Royal College of Physicians e dalla US Surgeon General. Oggi la dipendenza da fumo di tabacco è una condizione patologica riconosciuta nella classificazione delle Malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Le patologie che sorgono a seguito di tabagismo, ma anche a seguito di fumo passivo, cioè esposizione al fumo, sono responsabili del 10% dei decessi nella popolazione adulta.  In Italia i fumatori attivi sono 11 milioni di cui il 43.5% sono donne e, anche se si è osservata una riduzione del numero dei decessi, il tumore del polmone a causa di abuso di fumo continua a rappresentare il tumore complessivamente più comune in entrambi i sessi e la prima causa di morte per tumore negli uomini. Il fumo costituisce un fattore ad alto rischio per le donne di sviluppare il tumore al seno.

Conosciamo il fumo di sigaretta

Il fumo di sigaretta è dato da una miscela di sostanze che interferiscono nel nostro sistema nervoso e che favoriscono il rilascio di neurotrasmettitori (dopamina, serotonina, norepinefrina, endorfine e acido gamma-amino butirrico). La nicotina crea dipendenza e le sostanze cancerogene sprigionate dal fumo di sigaretta favoriscono lo sviluppo cellule tumorali innescando mutazioni cancerogene delle cellule.

Quali patologie a seguito di tabagismo?

In Italia ogni anno 34.000 persone perdono la vita per un carcinoma polmonare, e si stima che almeno l’85 per cento dei decessi sia dovuto al tabacco. Tra le malattie causate dal fumo di sigaretta vi sono la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), il tumore del polmone e le malattie cardiovascolari. La BPCO è una patologia che va a esacerbare le difficoltà respiratorie dell’individuo ed è stato riscontrato che il rischio di sviluppo è alto soprattutto tra chi inizia a fumare in primissima età, dal momento in cui il tabacco danneggia il naturale sviluppo polmonare. Al riguardo, pur non essendo l’unico elemento che determina la malattia, il fumo rappresenta il più delle volte l’innesco necessario a sviluppare il processo patologico. Anche le malattie respiratorie più comuni come l’Asma Bronchiale, la cui genesi è indipendente dal fumo di sigaretta, sono condizionate pesantemente dall’esposizione al fumo.

Il fumo: il più pericoloso inquinamento per il feto

Il rischio di sviluppare patologie respiratorie, patologie tumorali o patologie cardio-cerebrovascolari (infarto e ictus), viene valutato dai Medici in base ai parametri dell’età, della dipendenza o esposizione al fumo di tabacco e altre variabili legate a condizioni ambientali (esposizione a polveri, sostanze chimiche, gas e inquinamento atmosferico). In questi termini, non bisogna sottovalutare il fatto che il fumo di sigaretta è una delle forme più pericolose di inquinamento nei luoghi chiusi in quanto contiene oltre 7.000 sostanze chimiche cancerogene. Il tabacco, inoltre, espone il feto in utero alle sostanze tossiche e rischia di causare complicazioni polmonari, compromettendone la funzionalità. È per questo che non bisogna trascurare neanche il fumo passivo dato che sono più di 50.000 i bambini che, a livello globale, muoiono in età infantile a causa di malattie infettive delle vie respiratorie. Un altro fattore da considerare è l’alterazione dell’apparato respiratorio del feto durante una gravidanza in cui la donna fuma: in questi termini, il sistema immunitario del feto può essere compromesso e reso più soggetto allo sviluppo di Asma Bronchiale e di BPCO durante l’età adulta.

Le iniziative per debellare il vizio del fumo

In Italia, a partire dal 2005, vige la “Legge Sirchia” che vieta il fumo nei locali pubblici; mentre dal 2006 la convenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità contrasta l’esposizione diretta o passiva al fumo di sigaretta tramite leggi che vietano il fumo nei luoghi pubblici.
Tali normative, in realtà, non hanno ottenuto risultati significativi nella riduzione del numero di fumatori, ma quantomeno hanno agito e agiscono parallelamente a una disincentivazione che avverte sul pericolo del fumo e della sua esposizione, soprattutto per quanto riguarda il rischio di sviluppare patologie respiratorie potenzialmente mortali. La salute pubblica è ancora notevolmente compromessa dal tabagismo, ma le iniziative educative di massa proseguono per mezzo di percorsi di disassuefazione che mirano a prevenire l’insorgenza di patologie che sorgono a causa del fumo di sigaretta, ad oggi una delle prime cause di morte al mondo. 



Dr. Marco Perruzza
Specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio UOC Pneumologia P.O. Misericordia, Grosseto

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